Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato ieri (24 settembre) che la Francia invierà soldati, sistemi radar e attrezzature per la difesa aerea per proteggere il complesso energetico saudita di Yanbu, sul Mar Rosso, dopo che gli attacchi degli Houthi hanno danneggiato il sito.
Macron ha dichiarato che il dispiegamento, concordato con Riad, è esclusivamente difensivo e mira a mettere in sicurezza una rotta attraverso la quale transitavano diversi milioni di barili di petrolio al giorno. Ha sottolineato che le forze francesi non prenderanno parte ai combattimenti.
Gli Houthi hanno rafforzato il loro controllo sullo stretto di Bab el-Mandeb a metà settembre, dopo una rapida offensiva lungo la costa che ha portato alla conquista del porto di Mokha, della città di Dhubab e dell’isola di Perim, situata al centro del corso d’acqua, largo circa 18 miglia, che divide in due canali di navigazione. Hanno inoltre conquistato le isole Hanish più a nord, ottenendo posizioni sia sulla terraferma yemenita sia sulle isole che dominano l’ingresso meridionale del Mar Rosso.
Queste conquiste consentono al gruppo di monitorare o minacciare il traffico attraverso un punto di passaggio strategico che gestisce una quota significativa del trasporto globale di petrolio e container, soprattutto ora che le esportazioni saudite sono state dirottate lontano dallo Stretto di Hormuz, bloccato. Le forze governative hanno successivamente rivendicato limitate riconquiste nei pressi dello stretto, ma gli Houthi mantengono le principali posizioni sulla costa e sulle isole.
La Francia dispone già di una presenza militare permanente nel Mar Rosso e nel Golfo, che rende più semplice l’attuazione del dispiegamento a Yanbu. La sua più grande base militare permanente all’estero si trova a Gibuti, di fronte a Bab el-Mandeb, e conta circa 1.500 militari oltre a mezzi aerei, terrestri e navali. Ulteriori caccia Rafale e unità di supporto sono dislocati negli Emirati Arabi Uniti.
Macron ha sottolineato che la Francia dispone già di Rafale nella regione e che deciderà in un secondo momento se inviarne altri, a seconda dell’evoluzione della minaccia nei confronti di Yanbu.
L’annuncio di Macron è arrivato mentre le autorità saudite riferivano di aver intercettato sei missili balistici lanciati verso Taif e Yanbu. Gli Houthi hanno affermato di aver lanciato nello stesso giorno decine di missili e droni contro obiettivi sauditi.
Questi attacchi hanno ora portato alla prima attivazione operativa dell’Accordo congiunto di difesa della Mecca. I ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan si sono riuniti nell’ambito dell’accordo e hanno condannato gli attacchi contro la Mecca e altri siti civili. Hanno organizzato una riunione urgente dei capi di stato maggiore dei tre Paesi per discutere forme concrete di sostegno all’Arabia Saudita.
L’accordo, firmato alla Mecca il 7 agosto dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, stabilisce che un attacco armato contro una delle parti debba essere considerato un attacco contro tutte.
Il patto è stato istituzionalizzato successivamente, ad agosto, quando i tre Stati hanno dato al raggruppamento il nome di Alleanza della Mecca, hanno istituito un segretariato a Riad e assegnato al Pakistan il primo mandato di segretario generale. Fino a questa settimana, il gruppo era rimasto prevalentemente un’iniziativa politica. L’ultima campagna degli Houthi, compresi gli allarmi riguardanti la città più sacra dell’Islam, lo ha trasformato in un meccanismo attivo di coordinamento.
Il limitato dispiegamento francese, circoscritto a specifiche strutture, e i colloqui tra i vertici militari dell’Alleanza della Mecca rappresentano ora due risposte parallele alla stessa pressione: proteggere le infrastrutture energetiche e i luoghi santi dell’Arabia Saudita mentre la più ampia guerra regionale prosegue.
Gli Stati Uniti sono rimasti ai margini dello scontro per il controllo di Yanbu e di Bab el-Mandeb. Dopo che il principe ereditario Mohammed bin Salman ha chiesto al presidente Trump di condurre attacchi contro gli Houthi, Washington ha rifiutato. I funzionari statunitensi hanno invece avviato colloqui con rappresentanti degli Houthi in Oman, dove il gruppo si è impegnato a non attaccare le navi americane, continuando però a colpire il traffico marittimo legato all’Arabia Saudita.
L’amministrazione statunitense sta fornendo informazioni di intelligence e una presenza consultiva limitata, ma ha tracciato una linea contro nuove operazioni offensive, facendo riferimento al cessate il fuoco del 2025 con gli Houthi e alla priorità di mantenere al sicuro le navi statunitensi. Questa scelta di moderazione ha lasciato Riad a rivolgersi alla Francia per la protezione di Yanbu e a Turchia e Pakistan nell’ambito dell’Alleanza della Mecca.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

